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CANTIERE ITALIA - Verso una nuova fase |
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di Gianmarco Cerotto (AMGiovani - NAPOLI)
Napoli, 17 novembre 2011
Di questi tempi non possiamo più permetterci di credere che il centro di uno Stato sia la sua periferia; questo tipo di ragionamento oltremodo nocivo, dettato da una presunzione di democrazia e non certo dalla struttura su cui si fonda la democrazia reale, ci ha portato a vivere una condizione di forzato nichilismo: ogni aspetto della nostra esistenza, sinora, è stato distorto dall’illusione che ogni cittadino potesse essere il centro del proprio destino. In uno Stato in cu i la massa è arrivata al governo le conseguenze disastrose le viviamo e le subiamo tutti; stiamo patendo gli errori della massa amplificati da pochi che hanno assunto il potere portando le storture di un forsennato pluralismo in stanze di potere che dovrebbero mantenere l’imparzialità. Imparzialità significa decidere per tutti: non ciò che tutti approvano, ma piuttosto ciò che serve al bene comune.Di questi tempi non sento di dovere spiegazioni a quanti affermerebbero il contrario, a quanti, invece, sono ancora convinti che questo ragionamento sia antidemocratico; in realtà, prima fra tutte, è la democrazia a chiedere un passo indietro ricordando che la rappresentanza esiste per tutelare il sistema da se stesso.In un sistema equilibrato il popolo si trova alla base e ai vertici è data la rappresentanza; le due qualifiche di “base” e “vertice” non possono essere confuse con i concetti ben diversi di “livello basso” e “livello alto”: il popolo non è il livello più basso dello Stato così come la rappresentanza non si configura come l’aspetto più alto della società; semplicemente ci troviamo dinnanzi a due realtà distinte, interconnesse ma comunque capaci di gestirsi attraverso criteri specifici. Prerogativa del popolo è quella di mantenere al suo interno molteplici contraddizioni; al contrario, i vertici dello Stato devono mantenere quell’imparzialità di cui sopra; chi sale al governo deve non soltanto fare gli interessi di una parte ma deve semplicemente riuscire a rappresentare lo Stato che è sintesi di tutti gli aspetti riguardanti il popolo. I rappresentanti dello Stato non devono nulla al popolo se non la coerenza nell’assicurare la stabilità.Per troppo tempo abbiamo vissuto le campagne elettorali come sistemi che si riferivano ad una parte specifica della società; abbiamo assistito a vane promesse di stabilità, intenti che si sono trasformati in rozzi eventi pubblicitari, un microcosmo di colpi bassi per un potere che concedeva privilegi. Questi privilegi sono nati dal fatto che le contraddizioni del popolo sono entrate a far parte dell’universo della rappresentanza politica. Dalle basi teoriche del pensiero politico di John Locke (filosofo britannico, 1632-1704) riscontriamo che allo “Stato di Natura” gli uomini posseggono tutti i presupposti sociali per vivere l’armonia politica ma, in questa condizione primaria, non vi sono bastevoli rassicurazioni rispetto al fatto che tutti onoreranno i criteri che mantengono stabile un sistema; la rappresentanza politica, il passaggio dallo “Stato di Natura” alla dimensione sociale formalizzata, è lo scarto che divide l’uomo insicuro da quanti, attraverso la maggioranza nel popolo, scelgono, per lo Stato di tutti, un governo per ogni parte della società. Oggi, al contrario, questa “maggioranza” ha assunto in prima persona il potere e, non rappresentando certo la totalità della vita sociale, per questo ha portato aspetti di opposizioni nelle strutture istituzionali.
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Cambiare l’art 1!? Senza dubbio un pesce d’Aprile in ritardo |
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Scritto da Administrator
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Domenica 24 Aprile 2011 21:05 |
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Cambiare l’art 1!? Senza dubbio un pesce d’Aprile in ritardo …
Di ALBERTO BARBARISI (AMGiovani SAVONA)
Bisogna essere unanimi nel definire l’ultima idea prodotta dal PDL una “buttade” poiché, se non fosse così, l’eversione nei confronti dello Stato sarebbe da considerarsi un’opzione non del tutto impercorribile. Mi rendo conto che tale affermazione risulti censurabile, ma l’idea partorita dalla mente dell’ On. Remigio Ceroni di modificare l’art. 1 della Costituzione Italiana, lascia esterrefatti. Personalmente non credo nella perfezione della nostra Carta costituzionale, e specie per l’art 139, la ritengo vetusta e bisognosa di un intervento di restauro, anche profondo. La Costituzione non è un baluardo insormontabile, ma la democrazia, la rappresentanza e la “sovranità” popolare, lo sono. Con la modifica proposta dall’ On. Ceroni, l’art 1 della Costituzione assumerebbe il seguente tenore letterale: ‘L'Italia e' una Repubblica democratica fondata sul lavoro e sulla centralita' del Parlamento quale titolare supremo della rappresentanza politica della volonta' popolare espressa mediante procedimento elettorale'. Non credo che sia necessario essere dei professori universitari per rendersi conto della mostruosità di tale intervento: in primo luogo si annullerebbe la sovranità popolare, sostituita in fretta da una indefinibile “sovranità del parlamento”. In secondo luogo si pone alla base di tale sovranità il sistema elettorale, che è per natura mutevole ed abitualmente trasformato a piacimento dal governo di turno. Sarà quindi difficile sostenere che “sovranità parlamentare” e “sovranità popolare” siano la medesima cosa. I meno avveduti ora potrebbero sostenere che il Parlamento, essendo eletto dalla cittadinanza è, per logica, espressione della volontà popolare. Peccato che non sia così nel nostro sistema elettorale. I parlamentari sono frutto di decisioni di partito e le elezioni sono spesso calcoli strategici in cui l’elettorato è chiamato a rettificare decisioni già prese dall’alto. Non credo che in Italia vi sia una sola persona che ritenga il principio di rappresentanza, pienamente rispettato. La verità è che L’Italia è un paese in cui il senso della democrazia si è perso da tempo, sostituito dalla politica dei poteri forti, delle banche, degli imprenditori facoltosi.
L’On. Ceroni sostiene che l’ingerenza del Capo dello Stato e della Corte Costituzionale sono inaccettabili e che il parlamento non dovrebbe sottostare a regole imposte da organi non eletti. Ulteriore aberrazione, in quanto un organo eletto che non abbia alcun limite potrebbe partorire leggi mostruose ed abnormi. Pensiamo solo se il parlamento legiferasse la soppressione di tutte le persone portatrici di handicap? E’ la volontà popolare, quindi sarebbe lecito, giusto? Non è necessaria una Corte Costituzionale che limiti il potere del parlamento e che giudichi una siffatta legge mostruosa ed inaccettabile…giusto?
L’Italia, più di ogni altra Nazione, avrebbe bisogno di un arbitro imparziale capace di tenere a freno i poteri senza scrupoli che erodono le fondamenta del nostro paese e da monarchico non posso che riconosce tale figura nella persona del Re. Tuttavia, se proprio dobbiamo modificare l’art 1, vorrei fornire una bozza all’On Ceroni… magari ci studia sopra…
Art. 1 – “L’Italia è un Regno indivisibile ed inviolabile che propugna come valori supremi la giustizia, la libertà e l’uguaglianza tra i suoi cittadini. La sovranità appartiene al popolo italiano che la esercita nei limiti imposti dalla Costituzione”. |
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Ultimo aggiornamento Giovedì 21 Luglio 2011 12:13 |
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News of World...e la cricca continua |
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Scritto da Riccardo Diego Caulo
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Mercoledì 20 Luglio 2011 20:57 |
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Dimissioni, dimissioni e ancora dimissioni. E’ stata questa, finora, la reazione dei pezzi grossi coinvolti nell’inchiesta riguardante le intercettazioni illegali di News of The World. Questa volta è toccato al capo della Metropolitan Police Sir Paul Stephenson seguito dal suo, ormai ex, vice John Yets.
Andiamo con ordine, partendo dal primo dimissionario: Sir Paul Stephenson. Nato a Bacup (nel Lanshire) il 26 settembre 1953, decorato con la Queen Police Medal, è stato dal 2009 ad oggi commissario della Metropolitan Police. Il motivo delle sue dimissioni sembra sia dato da un suo possibile coinvolgimento nell’inchiesta giudiziaria. Nello specifico gli inquirenti hanno scoperto un suo recente, e alquanto ambiguo, rapporto di collaborazione con il vicedirettore della testata giornalistica, nonchè uno dei principali imputati dell’inchiesta, ossia: Neil Wallis.
Contemporaneamente alle dimissioni di Sir Stephenson, sono seguite quelle del suo vice: John Yates. Pare che avesse anch’egli un rapporto di amicizia con Wallis. Tale rapporto di amicizia sarebbe stato talmente confidenziale da mettere sotto contratto Yates con News Of The World come “consulente della comunicazione“, grazie anche all’avallamento di una delle principali responsabili prima di News International e poi di News of The World, nonché pupilla di Rupert Murdoch: Rebekah Brooks.
Inoltre, in tutta questa vicenda, si inserisco altri due fattori: il primo è quello della complicità di Andy Coulson, ex direttore del giornale, il quale sembra sia anche lui coinvolto nell’inchiesta, a pari merito di Brooks e Wallis, come imputato o quanto meno come testimone a conoscenza dei fatti. Il secondo fattore è dato dallo stesso Rupert Murdoch il quale, rispondendo alle domande della commisione parlamentare d’inchiesta, getta altri dubbi e ambiguità su tutto questo noir fatto di dossier, suicidi (nello specifico quello di Sean Hoare, giornalista-talpa del tabloid) e corruzione, in pieno stile oligarchico-capitalistico tipico del processo di repubblica universale da noi denunciato.
In questo caso però , trovandoci nel Regno Unito , la presenza dell'istituzione monarchica ha garantito (ancora una volta) una reazione immediata degli anticorpi democratici contro la cricca delle intercettazioni.
Spero che questo caso si risolva e al più presto nel pieno rispetto della libera informazione , prima garanzia di uno stato democratico di tutti e per tutti come lo stato monarchico . Garanzia la quale necessita solo di pubblicità e partecipazione , in netto contrasto con quelle della repubblica italiana, o no ?!
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Ultimo aggiornamento Domenica 11 Settembre 2011 11:09 |
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I 150 anni: tra rumore e sentimento sincero |
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Scritto da Administrator
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Sabato 19 Marzo 2011 09:22 |
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Di Gianmarco Cerotto - AMGiovani NAPOLI
In un clima confuso, mal gestito e in numerose occasioni causato da una politica dissennata, la manifestazione tenutasi in Piazza Bovio a Napoli in data 17/03/2011 è un chiaro esempio dell’impegno dei singoli coinvolti in un comune spirito di orgoglio nazionale. I partecipanti, appartenenti a diverse associazioni di stampo monarchico quali AM, MMI ed una delegazione napoletana delle Guardie d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon, in corteo hanno raggiunto il monumento equestre dedicato a Vittorio Emanuele II, situato al centro di Piazza Bovio, deponendo una corona d’alloro alla base della statua. Quest’iniziativa, discostandosi dalle più evidenti e rumorose cerimonie ufficiali al veleno che hanno portato altra acqua al mulino delle polemiche e un ulteriore terreno di scontro per i tanti, ma non per questo legittimati, che contestano l’Unità della Nazione, lascia in eredità un augurio: che d’ora in avanti, per quanto riguarda la realtà monarchica, le varie anime dei movimenti trovino un punto d’incontro per iniziare un progetto propriamente monarchico ed un ammonimento: che l’attuale classe dirigente e la cittadinanza tutta riconoscano che eventi come le “Celebrazioni dei 150° anni” non possono essere archiviati come semplice “festa” ma piuttosto debbano essere considerati per ciò che sono: un momento di riflessione comune per manifestare il valore della Storia a partire da cui, e senza potervi prescindere, si deve creare un futuro realmente di unità e non solo di propaganda buona esclusivamente per l’occasione e, con la stessa facilità, riposta nel dimenticatoio.
Foto nella sezione "galleria" nel menu alla vostra sinistra. |
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Ultimo aggiornamento Sabato 19 Marzo 2011 09:27 |
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